Dialetto e cultura popolare

Il dialetto

Proverbi, modi di dire e filastrocche
L'agricoltura, la meteorologia e l'anno
Le superstizioni e i pregiudizi
L'amore e la famiglia
Proverbi vari e modi di dire
Domande e risposte
Filastrocche

Racconti e poesie

Dizionario Soudanèlu-Italiano

Ricette tradizionali


Il dialetto

Il vento della globalizzazione sta per "spazzare via" i dialetti locali, questione di pochi decenni e del dialetto rimarrà solo un ricordo. Inutile tentare di opporsi o "remare contro" la corrente è troppo forte, qualcuno potrà resistere un po' di più ma ormai il destino è segnato; d'altra parte sono scomparse lingue ben più diffuse come il latino.
I dialetti sono in rapido regresso rispetto alla lingua perché i modi di vita, le attività umane, le culture espressione del dialetto stanno scomparendo(¹). Fino agli anni '50-'60 a Soldano eravamo quasi tutti dialettofoni primari (cioè avevamo imparato il dialetto come prima lingua e l'italiano soltanto dai 6 anni con l'inizio della scuola dell'obbligo); ormai da parecchi decenni non nascono più dialettofoni primari e le generazioni del terzo millenio conoscono solo poche parole dialettali (quando le conoscono) e non saranno certo in grado di trasmettere il dialetto ai loro figli.
Dai risultati di un'indagine fatta in Liguria nel 1989 sui bambini nati nel 1980 è risultato che i dialetofoni attivi (quelli che parlano il dialetto della propria area) erano solo il 19,53% (a Ventimiglia il 6,6%), concentrati prevalentemente nei paesi dell'entroterra(²). Quindi, anche volendo introdurre il dialetto nelle scuole, o in altri modi, se questo non viene parlato quotidianamente in casa, con gli amici, nell'ambiente lavorativo non potrà più essere una lingua viva, come è stato per il passato, ma rimarra una sorta di lingua straniera, "infarcita" di italianismi e che avrà comunque perso una delle peculiarità che avevano i dialetti: la differenza di pronuncia e d'inflessione anche per le parlate della stessa area, per località a pochi chilometri di distanza una dall'altra, per quartieri diversi dello stesso paese.
Per far si che, con la scomparsa del dialetto come "lingua parlata", non si perda anche una parte della nostra cultura e delle nostre radici, raccoglieremo qui tutto il materiale dialettale ad iniziare da proverbi, modi di dire e filastrocche (inserendo ove possibile anche l'audio in modo da far sentire anche la pronuncia), per continuare poi con un vocabolario e tutto il materiale che riusciremo a reperire (lettere, canti ecc.).

 
(¹) G. BARBERI SQUAROTTI, Not with a bang but a whimper, in Poesia e narrativa del secondo novecento, Milano 1967.
(²) F. GALLEA, Risultati di un sondaggio sul dialetto in Liguria, in Dialetto lingua viva. Atti del convegno, Genova 26 maggio 1991, Genova 1993.

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Proverbi, modi di dire e filastrocche

La maggior parte dei proverbi, modi di dire e filastrocche è stata raccolta da Fulvio Conte (cui si deve anche il commento) nella seconda metà degli anni '70, la collezione è stata poi integrata col materiale pazientemente raccolto nel corso degli anni da Giulietta Maccario, presso gli anziani del paese, e da Giuseppe Anfosso.

La grafia

ü = u come nel francese "mur" ö = o anteriore o turbata (eu francese) x = x fricativa palatale sorda (j francese)
s = s di "sale" ç = s di "rosa" j = i consonantica intensa (i italiana di "iena")
è = e aperto di "erba" é = e chiuso di "mela" r = r non vibrante, di articolazione palatale o velare
š = s fricativa palatale sorda come sc di scena
s-c = s apicale davanti all'affricata c, come in s-cetu 'schietto', s-ciarì 'chiarire'; il trattino indica che non si tratta del gruppo grafico sc che rende, come in italiano, la fricativa palatale sorda s di scena
Da notare che le parole tronche sono tali per chiarezza sintattico-grammaticale, ma in realtà hanno nel dialetto di Soldano una particolare pronuncia atona molto difficile da trascrivere.
N.B. L'accento ha un valore esclusivamente tonico (in assenza di accento la pronuncia è piana). Sulla [e] tonica esso assume anche un valore fonico: quello acuto [é] indica un suono chiuso; quello grave [è] indica un suono aperto.

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L'agricoltura, la meteorologia e l'anno

001 - Frevaretu u cürtu u l'è pègiu d'in türcu
Febbraietto il corto è peggio di un turco
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002 - Chi vö in bon aià è in bon favà u seméne de Frevà
Chi vuole una buona raccolta di aglio e di fave, semini in febbraio
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003 - A marsu chi nu ha de s-carpe va des-causu, ma chi l'ha nu e lasce in cà
A marzo chi non ha le scarpe può andare scalzo, ma chi le ha non le lasci in casa
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004 - De sèntu marsi nu ghe n'è ün bon
Di cento marzi non ce n'è uno buono
[nel senso che di solito a marzo il tempo è sempre brutto]
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005 - U primu d'avrì se cujùna tütu u dì
Il primo di aprile si prende in giro tutto il giorno
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006 - Se nu ciöve u mese d'avrì loch'è nau u turna a murì
Se non piove il mese di aprile cosa è nato torna a morire
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007 - D'avrì a rouba a s'alansa lì
Ad aprile i vestiti si buttano lì [perché ormai iniziano le belle giornate]
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008 - San Giousèpe fresciörèlu
San Giuseppe fritellaio [a S. Giuseppe si usavano fare i fresciöi (frittelle)]
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009 - Candu Pas-ca e San Marcu i fan mesciüra, tütu u mundu trebüla
Quando Pasqua e San Marco (25 aprile) si mischiano, tutto il mondo soffre
[Era diceria che fosse un anno triste quello in cui le due festività coincidevano]
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010 - Nu gh'è ni magiu è ni magiun che te fase cavà u cutijún
variante: Né magiu né magiun nu state a levà u pelisún
Non c'è maggio, ne fine maggio che faccia togliere i vestiti pesanti
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011 - Magiu u porta l'asagiu, giügnu cerèixe au pügnu
Maggio porta l'assaggio, giugno ciliegie nel pugno
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012 - Magiu u l'à acatau a pelicia a sa mujè, e giügnu u se ghe l'à vendüa
Maggio ha comprato la pelliccia a sua moglie, e giugno se l'è venduta
[a giugno infatti fa caldo e non serve più]
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013 - Se u dì du Segnù è San Giuáne, tütu u mundu u ciagne
Se il giorno del Corpus Domini è il 24 giugno (S. Giovanni) tutto il mondo piange
[Era diceria che fosse un anno triste quello in cui le due festività coincidevano]
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014 - Se i se seména a Sant'Ána i faixöi i fan ancu a grána
variante: Fin a Sant'Ána u faixö u fà a grána
I fagioli seminati entro il 26 luglio (Sant'Anna) fanno ancora la semente
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015 - D'avuštu seca u cuštu
Ad agosto secca il cespuglio [per il caldo e la siccità]
variante: L'aiga d'avuštu a refresca u cuštu
La pioggia d'agosto rinfresca il cespuglio
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016 - A setèmbre e fighe i pènde
A settembre i fichi pendono [perché diventano morbidi essendo maturi]
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017 - Da vendégna e da mesciún chi nu è brütu è in pelandrún
Al tempo della vendemmia e della mietitura chi non è sporco è pigro
[essendo lavori dove ci si sporca facilmente chi non è sporco non ha lavorato]
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018 - A San Martin u muštu u se fà vin
A San Martino (11 novembre) in mosto diventa vino
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019 - A San Martin se tapa u vin
A San Martino si tappano (i recipienti che contengono) il vino
[poiché ha terminato la fermentazione e non sviluppa più gas]
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020 - [u frèidu ] ai Santi u pasa in sci canti, e a çenà u l'intra in cà
[il freddo] ai Santi "passa sui canti" (si sente nei punti esposti
alle correnti d'aria) e a gennaio entra nelle case
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021 - A Santa Catarina l'aigàja a se fa brina
A Santa Caterina (25 novembre) la rugiada diventa brina
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022 - U tempu che fa a Santa Bibiana u fa pe carànta dì e ina setemana
Il tempo che fa a S. Bibiana (2 dicembre) fa per 40 giorni e una settimana
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023 - Natale au sù, Pas-ca au fögu
varianti:Natale au fögu, Pas-ca au sù
Natale au barcùn, Pas-ca au tisùn
Natale al sole, Pasqua accanto al focolare [e viceversa]
Natale alla finestra e Pasqua davanti a un tizzone [focolare]
[Se a Natale il tempo è bello, a Pasqua sarà brutto / e viceversa]
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024 - A l'Epifania se seména a pumata tempurìa
All'Epifania si seminano i pomodori precoci
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025 - A San Baštiàn [e giurnae i s'alonga] in'ura è in pasu de can
A S.Sebastiano (20 gennaio) le giornate si allungano di un'ora e qualche minuto
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026 - A San Baštiàn tüte e gajine i fan
A S. Sebastiano (20 gennaio) tutte le galline fanno [le uova]
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027 - Nivure a pan, se nu ciöve ancöi ciöve deman
Nuvole a [forma di] pane, se non piove oggi piove domani
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028 - Loche pènde, rènde
Cosa pende, rende
[ad esempio il frutto dall'albero quando è pronto per essere raccolto]
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029 - Candu u Touràgiu u l'à u cabàn, se nu ciöve ancöi ciöve deman
è candu u l'à a sentüra aiga següra
Quando il [monte] Toraggio ha la capanna [di nuvole sulla vetta] se non
piove oggi piove domani e quando ha la cintura [di nuvole] acqua sicura
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030 - Candu a sima da Cruixe a l'à u capèlu, a te bagna e braghe fin au pumèlu
Quando la vetta della Croce [un monte] ha il cappello [di nuvole]
ti bagna i pantaloni fino all'allacciatura
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031 - Candu l'aiga a vèn da marina pia u magàju e camina,
candu a vèn da muntagna pia u magàju e travaja
Quando la pioggia viene dal mare prendi il tridente e cammina (vai a casa)
quando viene dalla montagna prendi il tridente e lavora [perché durerà poco]
ascolta
032 - Nivure fae a buiö ciöve candu vö
Nuvole a forma di secchio, piove quando vuole
ascolta
033 - Russüra de sèira bon tèmpu se špéra, russüra de matin aiga è vèntu pé camin
Rosso di sera buon tempo si spera, rosso di mattina pioggia e vento in arrivo
ascolta
034 - Candu a lüna a nu pà tütu bèlu fà
Quando non c'è la luna (luna nuova) tutto viene bene
Per i lavori agricoli (semina, potatura ecc.) si seguivano le fasi lunari
ma sembra non fosse necessario rispettarle nel momento del passaggio
dalla luna vecchia a quella nuova [quando la luna non si vede]
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035 - Aigà è möre nu se pö
Innaffiare e macinare non si può
[l'acqua usata per irrigare non può far funzionare il frantoio]
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036 - Candu gh'è u Levante, se nu ciöve u tèmpu u l'è in birbante
Quando c'è il [vento da] Levante, se non piove il tempo è un birbante
ascolta
037 - Çögia vegnüa, setemana perdüa
Quando arriva il giovedì la settimana è persa [ormai passata]
ascolta
038 - Vigne è cae acatèivere fae
Vigne e case compratele [già] fatte
[perché costruirle costa molta fatica]
ascolta
039 - Candu canta u cücu a sèira gh'è bagnau è au matin gh'è sciütu
variante: Candu canta u cücu au matin gh'è bagnau è a sèira gh'è sciütu
Quando canta il cuculo alla sera c'è bagnato e al mattino c'è asciutto
Quando canta il cuculo al mattino c'è bagnato e alla sera c'è asciutto
ascolta
040 - Se [u cücu] u nu canta ni de marsu ni d'avrì se nu l'è mortu u štà pe murì
Se [il cuculo] non canta né in marzo né in aprile se non è morto sta per morire
ascolta
041 - Anà d'èrba, anà de mèrda
Annata d'erba, annata cattiva
[perché se c'è molta erba vuol dire è piovuto molto e i raccolti si sono rovinati]
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042 - Puàme rundu, lavurame afundu, nu štame a dà de leàme,
ma asubàcame u mèi föjàme
Potami tondo, zappami profondo, [per concimarmi]
non darmi letame, ma sotterrami il mio fogliame
[così un tempo diceva la vite al contadino ...]
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043 - Sant'Antoniu gran frèidüra, San Lurènsu gran caudüra,
l'ün è l'autru poncu düra
A Sant'Antonio (17 gennaio) grande freddo, a San Lorenzo (10 agosto)
grande caldo, ma entrambi durano poco
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044 - A Candelora de l'invèrnu semu fora,
ma se ciöve o tira vèntu dell'invernu semu drèntu
Alla Candelora (2 febbraio) dall'inverno siamo fuori [l'inverno è finito],
ma se piove o fa vento dall'inverno siamo dentro (l'inverno continua)
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045 - Tempu è cü fa cume vö lü
Il tempo e il sedere fanno come vogliono [non si possono comandare]
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046 - Tra marsu è avrì gh'è poncu da fà è poncu da dì
Tra marzo ed aprile c'è poco da fare e poco da dire
[in tale periodo non c'erano molti lavori da fare in campagna]
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047 - A San Bertumèi a veja a l'è in pei
A San Bartolomeo (24 agosto) inizia la veglia (serale)
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048 - A San Bertumèi s'arama i nuixèi
A San Bartolomeo (24 agosto) si abbacchiano le noci (mandorle ecc.)
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049 - Nu te ralegrà du bon tèmpu de frevà, che vegnirà marsu ch'u ta farà amaregà
Non ti rallegrare del bel tempo di febbraio, che verrà marzo che la farà pagare
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050 - Candu a müra a se secola, vö di che ciöve
Quando il mulo si scrolla, vuol dire che piove
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051 - L'àiga tria a bagna è a nu cria
La pioggia sottile bagna e non [grida] fa rumuore
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Di tutti i proverbi, quelli sopraelencati che riguardano l'agricoltura, la meteorologia e l'anno sono certamente i più numerosi e i più conosciuti; ma ce ne sarebbero ancora decine da dire, che purtroppo sono scomparsi e stanno scomparendo dalla cultura popolare di Soldano.
Nei tempi passati questi proverbi costituivano un vero e proprio patrimonio culturale, molto utile alle attività agricole. L'agricoltore attraverso alcuni proverbi semplici e mnemonici ricordava, per esempio, i giorni più opportuni alle semine (nn. 2, 14, 24), oppure il miglior modo per coltivare l'ulivo e la vite (n. 42), o faceva delle previsioni atmosferiche (nn. 21-23, 27, 29-33). Questi detti sono un po' tipici del paese di Soldano, in quanto sebbene alcuni esistessero anche nelle zone vicine, si riscontravano differenze nell'enunciato, dovute alla pronuncia, sia alle antiche credenze popolari che sostenevano tesi diverse a seconda della località e del clima: ad esempio il n. 2 a Vallecrosia era così enunciato: Chi vö in bon aià è in bon favà u seméne de çenà (forse perché a Vallecrosia più vicina al mare faceva un po' più caldo e si poteva anticipare la semina).
In ogni caso tali proverbi si rivelano in maggiore o minor misura di una certa esattezza, tant'è che sono ancora oggi minuziosamente osservati dai contadini più anziani. Alcuni invece danno indicazioni di massima, certamente amplificate in una sorta di figurazione retorica e poetica (es. n. 22).
Da una analisi attenta, è possibile inoltre verificare e ricostruire i tipi di coltivazioni in uso nel paese; si può infatti facilmente notare una prevalenza della viticoltura e orticoltura rispetto ad altri tipi di coltivazioni.
Talvolta questi proverbi sono in contraddizione (n. 7 e n. 10), ma ciò è dovuto al fatto che non sono opera di una stessa persona, ma sono credenze nate nel corso dei secoli da diverse generazioni di contadini.
Da notare anche dal punto di vista formale, che non sempre abbiamo la rima, ma spesso troviamo l'assonanza (nn. 1, 13, 16).

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Le superstizioni e i pregiudizi

001 - Chi travàja u dì de l'Ascensiun, ghe va l'anà in perdisiun
Chi lavora il giorno dell'Ascensione perde il raccolto [l'annata va in perdizione]
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002 - Ciöve è lüxe u sù, e štrie i fan l'amù
Piove con il sole, le streghe fanno l'amore
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003 - Chi fa u primu de man, u l'arèšta cun e braghe in man
chi fa il primo di mano [il primo punto], resta con i pantaloni in mano [perde]
[era usato nei giochi, specialmente in quelli di carte]
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004 - Piemuntési fausi e curtesi
Piemontesi falsi e cortesi
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005 - Chi se bagna d'avùštu, nu beve ciü de muštu
Chi si bagna ad agosto non beve più il mosto
[È difficile dare un'interpretazione a questo proverbio, secondo il quale agosto
non è un mese adatto ai bagni, poiché si rischia di morire;
pertanto il detto è da considerare mera superstizione]
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006 - Omu de casùn, ladru è pelandrùn
Uomo che vive nelle casupole [di campagna], ladro e scansafatiche
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007 - Candu i špusi i se bagna i pèi, a fin de l'anu i sun in trèi
Quando gli sposi si bagnano i piedi (se piove il giorno del matrimonio)
alla fine dell'anno sono in tre
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008 - Špusi bagnai, špusi afurtünai
Sposi bagnati, sposi fortunati (se piove il giorno del matrimonio)
ascolta
009 - Ni de Vene è ni de Marte, ni se špusa è ni se parte
Né di venerdì, né di martedì, ci si sposa o si parte
ascolta
010 - Chi s-cüra a butija, a fin de l'anu a ina fija
Chi finisce la bottiglia, alla fine dell'anno ha una figlia
[veniva detto dai bevitori di vino che, finendo di bere, auguravano il lieto evento]
ascolta
011 - Chi s-cüra u fias-cu, a fin de l'anu a in mas-ciu
Chi finisce il fiasco, alla fine dell'anno ha un maschio
[veniva detto dai bevitori di vino che, finendo di bere, auguravano il lieto evento]
ascolta
012 - L'auriva benedéta a crèma vérda e seca
L'ulivo [pianta] benedetta brucia sia verde sia secca
[a differenza degli altri tipi di legna che bruciano bene solo quando sono secchi]
ascolta
013 - Barbarota de matin, ciacrìn
Ragno al mattino, tristezza (cattivo presagio)
ascolta
014 - Barbarota de sèira, bona nuvèla
Ragno alla sera, buona novella
ascolta
015 - Sciùscia l'auréja manca, parola santa, sciùscia l'auréja drita, parola mar dita
Ronza l'orecchio sinistro, parola santa; ronza l'orecchio destro, parola maledetta
ascolta
016 - Mèju nasce afurtünai che cu'a bursa au colu
Meglio nascere fortunati che ricchi [con la borsa appesa al collo]
ascolta
017 - Nu stà a rì du to veixin, che a tua l'è pe camin
Non ridere [della disgrazia] del tuo vicino che la tua sta arrivando
ascolta
018 - Fà du bèn a Giuan (Cecan ecc.) c'u te cagherà in man
Fai del bene a Giovanni (o altro nome) e sarai mal ripagato
ascolta
019 - Ciü me segnu è ciü lampa
Più faccio il segno della Croce e più aumentano i fulmini
[si paragona la vita al temporale, più si prega e più
le cose invece di migliorare peggiorano]
ascolta
020 - Chi va de nöte porta e are cöte
Chi va in giro di notte porta le "ali cotte" [finisce male]
ascolta
021 - I travaji fai de nöte i se na van de dì
I lavori fatti di notte se ne vanno [si dissolvono] di giorno
ascolta
022 - Se ti pisci int'e l'aiga a Madona u nu te šta a vé pe trèi dì
Se fai la pipì nell'acqua la Madonna non ti guarda per tre giorni
[detto ai bambini perché imparassero a rispettare l'acqua]
ascolta
Superstizioni e pregiudizi furono, e in gran parte sono ancor oggi, credenze dei più vecchi paesani di Soldano.
In riferimento al proverbio n. 2, si potrebbe aprire in lungo discorso sul mito delle streghe e sulle arti magiche. Interrogando qualche anziano del paese, ci si sente dire che un tempo esistevano essere potenti che venivano genericamente individuati col nome di streghe.
Una cosa è certa: i contadini credavano fermamente a tali forze soprannaturali, e sostenevano di averle viste in svariate circostanze, ma soltanto durante le ore notturne. Ora, stabilire quando e da chi abbia avuto origine il mito, è certamente impresa difficile. Alcuni sostengono che queste persone, provate dalla dura vita della campagna e dall'inedia, fossero soggette a vere e proprie allucinazione; altri invece avanzano l'ipotesi che le streghe non fossero altro che alcuni degli stessi contadini, meno ingenui, travestiti con mantelli bianchi allo scopo di spaventare i più sprovveduti, e strumentalizzarli così secondo la loro volontà. In ogni caso le streghe sono state motivo di terrore per intere generazioni di contadini, tanto da indurli a disertare certe zone dove si diceva si aggirassero (anche se mio padre sosteneva che le streghe erano sparite con la diffusione dei fucili a cartucce [che a differenza di quelli ad "avancarica" potevano essere usati e ricaricati rapidamente]).
Per quanto riguarda le arti magiche, è da dire che nel paese venivano un tempo praticate; tuttavia ancor oggi sopravvive una di queste forme, che è forse la più comune nel campo della magia, ed è quella del cosiddetto "colpo d'aria". Il cliente, avvertendo un dolore, si reca, o manda qualcuno, dalla maga chiedendo di toglierli il "colpo d'aria", e questa attraverso particolari procedimenti, del tutto estranei al corpo del paziente, riesce a scacciare il male.
Personalmente ricordo ancora mia nonna e mia bisnonna che toglievano il "colpo d'aria" e altri malanni facendo bollire l'acqua in un pentolino che veniva poi rivoltato in un catino, sul pentolino si mettevano due coltelli a formare una croce e sui coltelli alcuni grani di sale grosso. A questo punto si pronunciava una formula magica, l'acqua che era nel catino rientrava nel pentolino capovolto - questo passaggio mi stupiva sempre - e la persona per la quale si era eseguito il rito, anche se può sembrare strano, generalmente guariva(1).
È significativo che chi esercita la magia sia sempre la donna. A seguire queste forme di guarigione, sono solo i più anziani, che scomparendo, porteranno con loro tutte le abitudini di una società e di un'epoca ormai tramontata.

 
(1) F. AMALBERTI, Medici e medicina a Ventimiglia tra '400 e '500, in "Intemelion", 11 (2005), p. 12; G. PALMERO, "Che béla dànça, che béla balàda". "Ben te crésca la somàda", L'uso del racconto di superstizione nell'estremo ponente ligure (fine Ottocento - primo Novecento), Ventimiglia 2002.

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L'amore e la famiglia

001 - Pin fa pin (variante: süca fa süca)
Da un pino nasce solo un altro pino (da una zucca nasce solo un'altra zucca)
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002 - Forsa de giuveni e cunsej de vèji
Forza dei giovani e consigli dei vecchi
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003 - Done, špurtìn è cantai štèire a vé de denai
Donne, fiscoli e stadére guardateli dal davanti
["fiscolo" = sacco circolare dove si mettono le olive macinate per pressarle]
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004 - Dona e müra fin ch'a düra
Donna e mulo fin che dura ...
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005 - Done, crave è soume, "libera nos domine"
Donne, capre e somari "libera nos domine"
ascolta
006 - Done, fijöi è cai, nu ve n'imbarasai
Donne, bambini e cani, non occupatevene!
ascolta
007 - Done, fijöi è cagnöi, caštighi de Diu è Diu me ne delibere
Donne, bambini e grillitalpa castighi di Dio e Dio me ne liberi
ascolta
008 - E done i sun bèle e bone, ma séria ina furtüna se de mile ghe ne fuse üna
Le donne sono belle e buone, ma sarebbe una fortuna se di mille ce ne fosse una
ascolta
009 - Fijöi è mèrda, caštigu de Diu
Bambini e merda, castigo di Dio
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010 - Chi dixe tütu a so mariu, de mèrda va vestiu
A chi racconta tutto al marito (in casa) non rimane niente da gestire
ascolta
011 - In ca sua s'as-cauda u cü è a cua
Ognuno a casa propria ci si scalda il sedere e la coda
[A casa propria sta bene (ci si sente a proprio agio)]
ascolta
012 - Mèiu ün de ciü che ün de ménu
Meglio uno in più che uno in meno
[Meglio un figlio (non cercato) in arrivo che una persona che viene a mancare]
ascolta
013 - Chi ne à un nu à nesciün
Chi ne ha uno non ha nessuno [riferito ai figli]
ascolta
014 - Fijöi pecin, fastidi pecin, fijöi grandi fastidi grandi
Bambini piccoli problemi piccoli, bambini grandi problemi grandi
ascolta
015 - ün l'è ina sciura, dui i se demura, trèi ghèra in pèi
Uno è un fiore, due si divertono, tre scatenano una "guerra" [riferito ai bambini]
ascolta
016 - Chi ašpèita l'agiütu di fijöi ghe vèn i corni longhi cume ai böi
A chi aspetta l'aiuto dai figli vengono corna lunghe come quelle dei buoi
[non bisogna aspettarsi l'aiuto dai figli]
ascolta
017 - In paire u l'alèva 100 fijöi e 100 fijöi i nu sun boi a mantègne in paire
variante: Ina maire a cresce 100 fijöi e 100 fijöi i nu sun boi a asiste ina maire
Un padre alleva 100 figli e 100 figli non sono capaci di mantenere un padre
Una madre cresce 100 figli e 100 figli non sono capaci di assistere una madre
ascolta
018 - I fijöi i sun di mai de cöi, ma chi nu n'à ne vuria avé
I figli sono dei "mal di cuore", ma chi non ne ha ne vorrebbe avere
ascolta
019 - U se maria candu u campanin u fà e süche
Si sposa quando il campanile fa le zucche
[In senso figurato, indica una persona che non si sposerà mai]
ascolta
020 - Tira ciü in perun de mussa che ina cubia de böi
Tira più un pelo di ... donna che una coppia di buoi
ascolta
021 - A ciü bèla dona a dà loch'a l'à
La più bella donna da ... cosa ha
ascolta
022 - Se semu mariai u stesu dì, se ti pichi tü picu èsci mi
Ci siamo sposati lo stesso giorno, se mi picchi anch'io ti picchio
ascolta
023 - Lè mèju in mariu marìu che in frai bravo
È meglio un marito cattivo che un fratello bravo
ascolta
024 - Mèju in bon veixìn che in bravu cuixìn
Meglio buon vicino che un bravo cugino
ascolta
025 - Giancu è brün tan perün
Bianco e bruno tanto ciascuno
[riferito ai figli che saranno trattati tutti allo stesso modo]
ascolta
026 - Chi nu è bon p'u Re, mancu p'a mujè
Chi non è buono per il Re [viene riformato alla visita militare],
non lo è neppure per prendere moglie
ascolta
027 - Chi s'aseméja se pija
Chi si assomiglia si sposa
[Coloro che hanno caratteristiche affini, legando facilmente, si sposano]
ascolta
028 - Fijöi è cai cume ti l'ai abitüai
Bambini e cani [si comportano] come li hai educati
ascolta
029 - Chi so fiju maria via, a sua cà a vèn un'uštaria
Chi sposa il proprio figlio lontano si ritrova la casa trasformata in osteria
ascolta
030 - Madona è nöira, tempèšta è gragnöra
Suocera e nuora, tempesta e grandine
ascolta
031 - L'amù l'è ciü forte c'u brusu
L'amore è più forte del "brusu" [formaggio piccante]
ascolta
032 - Se me taju u nasu me cara u sanghe in buca
Se mi taglio il naso mi cade il sangue in bocca
[Non dobbiamo parlar male dei familiari per non danneggiarci]
ascolta
033 - Ina bèla famija a l'acumènsa cu'ina fija
Una bella famiglia inizia con una figlia
ascolta
034 - Candu e done i vèn vèjie i perde ogni vertü,
a pèle a se gh'areperisce è a chitara a nu sona ciü
Quando le donne diventano vecchie perdono ogni virtù
la pelle si raggrinzisce e la "chitarra" non suona più
ascolta
035 - Tra parturì è murì nu pasa mancu in fì
Tra partorire e morire non passa neanche un filo
[Questo detto testimonia quanto fosse rischioso partorire]
ascolta
Particolare attenzione, nel commento dei proverbi sopraelencati. bisogna rivolgere alla figura femminile, e alla sua posizione di estrema inferiorità nei confronti dell'uomo, nella vecchia società contadina.
Nell'ambito della famiglia, la donna ha il dovere di servire il marito, di sottostare a questo senza mezzi termini, e inoltre non deve assolutamente occuparsi di attività economiche o affari; vi è, infatti, la tendenza ad allontanare le donne da ogni tipo di vita che non sia casalinga.
La donna è comunque un essere senza storia, che viene addirittura paragonata agli animali (nn. 4-7), e quasi viene acquistata dal maschio, che sta bene attento a concludere un buon affare (vedi n. 3, che paragona la figura della donna alle misure di peso che devono essere "controllate dal davanti" [con attenzione] per evitare di essere imbrogliati!).
Anche i figli, finché sono piccoli e non contribuiscono col loro lavoro alle sorti economiche della famiglia, vengono ignorati e ritenuti di solito fastidio al "capo" (nn. 7 e 9) che, come si fa con i cani, deve abituarli all'obbedienza (n. 28).
Da sottolineare ancora il vecchio pregiudizio del matrimonio tra giovani del paese, poiché chi si sposa fuori, va soltanto incontro a fastidi (n. 29).

Inizio


Proverbi vari e modi di dire

001 - Int'a bute pecina gh'è u vin bon
Nella botte piccola c'è il vino buono
ascolta
002 - Omu da vin omu mes-chin
Uomo da vino [bevitore, ubriacone], uomo meschino
ascolta
003 - A fame a fa sciòrte u luvu d'int'a tana
La fame fa uscire il lupo dalla tana
ascolta
004 - Chi nu ne sava rèn u n'a pijàu trènt'agni
Chi non ne sapeva niente ne ha preso [è stato condannato a] trent'anni
ascolta
005 - A cumudità a fa l'omu ladru
La comodità fa l'uomo ladro
ascolta
006 - Atu de man atu da vilàn
Atto di mano, atto da villano
ascolta
007 - Chi nu a tèšta a gambe
Chi non ha testa ha gambe
ascolta
008 - In mancansa de cavali i ançi i trota
In mancanza di cavalli gli asini trottano
ascolta
009 - I soudi nu i mangia mancu e gajne
I soldi non li mangiano neppure le galline
ascolta
010 - Fèšta rémandà, menèštra rés-caudà
Festa rimandata (è come una) minestra riscaldata
ascolta
011 - Beati i ürtimi se i primi i sun unéšti
Beati gli ultimi se i primi sono onesti
ascolta
012 - Ciöve sèmpre unde è bagnau
Piove sempre sul bagnato
ascolta
013 - Tütu loche lüxe nu l'è ouru
Tutto ciò che luccica non è oro
ascolta
014 - Mèju in övu ancöi che ina gajna démàn
Meglio un uovo oggi che una gallina domani
ascolta
015 - U sonu l'è u frai d'a morte
Il sonno è il fratello della morte
ascolta
016 - Chi cumanda fa lège
Chi comanda fa la legge
ascolta
017 - L'ignüransa a nu l'è cumpatìa
L'ignoranza non è compatita
ascolta
018 - Candu nu gh'è u gatu i rati i bala
Quando non c'è il gatto i topi ballano
ascolta
019 - Ina sciura a nu fa magiu
Un fiore non fa maggio
ascolta
020 - Ti vurésci a bute céna è a dona invriàga
Vorresti la botte piena e la moglie ubriaca
ascolta
021 - Se a pasa a va
Se passa, va
ascolta
022 - "Se" l'è u paire di cujàsi
"Se" è il padre degli stupidi
ascolta
023 - "Se", "se fuse" è "se magara" i èira trèi cujasi chi pištava l'aiga in t'ina giara
"Se", "se fossi" e "se magari" erano tre stupidi che pestavano l'acqua in una giara
ascolta
024 - O bèn o rèn
[Fare le cose] bene o niente [non farle]
ascolta
025 - Chi nu s'incàla mancu se sciàla
Chi non si osa neppure si rallegra
ascolta
026 - Va ciü a pratica che a granmatica
Conta più la pratica che la grammatica
ascolta
027 - Chi s-campa tütu l'anu vé tüte e bone fešte
Chi vive tutto l'anno vede tutte le buone feste [Chi vive a lungo vede tutto]
ascolta
028 - De l'aiga che nu ti ne vöi beve ti te ne devi fa de bone pansae
Dell'acqua che non vuoi bere dovrai farne delle scorpacciate
[Delle cose che non vuoi fare sarai costretto a farne tantissime]
ascolta
029 - Chi nu ne vö se s-cura a caça è u pairö
Chi non ne vuole pulisce il mestolo e la pentola
ascolta
030 - Sciurbì e sciuscià nu se pö, infira l'aguja e fa l'amù mancu
Sobrire e soffiare [contemporaneamente] non si può,
infilare l'ago e fare l'amore neanche
ascolta
031 - Beve e špüà nu se pö
Bere e sputare [contemporaneamente] non si può
ascolta
032 - Au Soudàn loche nu famu ancöi u famu deman
A Soldano cosa non facciamo oggi lo facciamo domani
[non abbiamo mai fretta di fare le cose]
ascolta
033 - Ciagni i morti e futi i vivi
Piangi i morti e fotti i vivi
ascolta
034 - L'aiga a va sèmpre int'a marina
L'acqua va sempre nel mare
ascolta
035 - A demàn se ghe lascia u pan
A domani si lascia il pane (non i lavori)
ascolta
036 - Unde è ciü gajne è ciü merda
Dove ci sono più galline c'è più merda
[Dove ci sono più persone c'è più caos ecc.]
ascolta
037 - Diu ne libere dai pašti lègi e dai pesi grèvi
Dio ci liberi dai pasti leggeri e dai pesi gravi
ascolta
038 - Chi due lèvre cacia, üna a füge e l'autra a s-capa
Chi dà la caccia a due lepri, una gli fugge e l'altra scappa
ascolta
039 - A fàse mà ghe va in mumèntu, a garì ghe vö du tèmpu
Per farsi male basta un attimo, ma per guarire ci vuole molto tempo
ascolta
040 - U mà u vèn in carosa è u se ne và a pèi
Il male arriva in carrozza e se ne va a piedi
[Il male arriva veloce ma se ne va lentamente]
ascolta
041 - Chi è üsu a rave nu mange pastisi
Chi è abituato alle rape non mangi "pasticci" [non apprezza i cibi elaborati]
ascolta
042 - Prèvi è puli i nu sun mai savuli
Preti e polli non sono mai sazi
ascolta
043 - Paire "pia" u šta intu cuvèntu è pe da nu l'è mai da tempu
Padre "prendi" abita in convento e quando c'è da dare non è mai pronto
ascolta
044 - Chi a dinè fa nave, chi nu n'a va a gardà e crave
Chi ha i soldi fa "nave" (affari, carriera), chi non ne ha va a pascolare le capre
ascolta
045 - Mègiu mundu parla ma dell'autru mègiu
Mezzo mondo parla male dell'altro mezzo
ascolta
046 - Diu ne libere da troi è lampi e da l'apetitu di müxicanti
Dio ci liberi da tuoni e lampi e dall'appetito dei musicanti
[considerati persone che si rimpinzavano a spese degli altri]
ascolta
047 - Mangià è gratà tütu l'è acumensà
Mangiare e grattarsi tutto sta nel cominciare
[poi si continua con facilità / poi è difficile fermarsi]
ascolta
048 - Dai cagaùi e dai s-ciapaùi štèine da lögni vui
variante: Cagaùi e s-ciapaùi a larga vui
Dai cacatori [chi fa la cacca] e dai spaccalegna statene lontano [alla larga]
[per l'odore o per il rischio di essere colpiti da qualche pezzo di legna]
ascolta
049 - Chi de pes-ca e cacia üsa in giurnu u sauta è l'autru u müsa
Chi usa [vivere] di pesca e di caccia un giorno salta e l'altro rinuncia [al pasto]
ascolta
050 - Chi nu ciagne nu teta
Chi non piange [urla] non ha la poppata
[Chi non urla (non si fa sentire) non ottiene ciò che vuole]
ascolta
051 - A cuita a nu va bèn mancu intu cagà
La fretta non va bene per nessuana cosa [neanche al gabinetto]
ascolta
052 - Tüte e unçe i fan carà a baransa
Anche i piccoli pesi (le "oncie") fanno scendere il piatto della bilancia
variante:
Tüte e guce i fan cresce u vasu
Tutte le gocce fanno crescere il vaso
[Ogni piccola cosa conta nel risparmio]
ascolta
053 - Dopu in bon acampu vèn in bon des-campu
Dopo una persona che ha accumulato avidamente denaro,
ne arriva una che lo sperpera
ascolta
054 - Dènti rairi furtuna speça
Chi ha i denti radi è fortunato
ascolta
055 - Tüti i tèmpi i vèn, bašta ašpeitàri
Tutti i tempi vengono, basta aspettare
[Se uno invecchia vede molte cose, basta aspettare]
ascolta
056 - Tütu vèn a taju, cume e unge pe perà l'aju
Tutto può servire, come le unghie per sbucciare l'aglio
ascolta
057 - Candu a mèrda a munta u scagnu, o c'a špuça o c'a fa danu
Quando una persona meschina diventa importante,
o puzza [gli viene la puzza sotto il naso] oppure fa danni
ascolta
058 - Candu nu ghe n'è, èsci a gèixa a pèrde
Quando ci sono pochi soldi, anche la questua per la chiesa è misera
variante: Candu ghe n'è, ghe n'è pe tüti; candu nu ghe n'è, fia a gèixa a ciagne
Quando ce n'è, ce n'è per tutti; quando non ce n'è anche la chiesa piange
ascolta
059 - Da ina man štrenta nu ne sciorte ma nu ne intra
Da una mano stretta non esce niente ma non entra niente
[Quando uno è avaro non da niente ma non riceve niente]
ascolta
060 - L'unçe u va ciü che u duçe
L'undici vale più del dodici
[Qui si gioca sulla parola "unçe" che significa sia "undici" sia "ungere/oliare"]
ascolta
061 - Chi fa de sua tešta paga de sua bursa
Chi fa di sua testa paga dalla sua borsa
[Chi vuol fare senza ascoltare consigli ne subisce le conseguenze]
ascolta
062 - Se a tüte e mus-che ti ghe vöi da ina pata a seira nu ti ai ciü de mae
Se vuoi dare una "pacca" a tutte le mosche alla sera non hai più le mani
[Bisogna lasciar perdere le piccole cose]
ascolta
063 - Se a tüti i bausi ti ghe dai in causu va a fenì che ti arešti des-causu
Se dai un calcio a tutti i sassi finirai per restare scalzo
[Bisogna lasciar perdere le piccole cose]
ascolta
064 - A sun d'andà a l'aiga u brocu u ghe lascia u manegu
A furia di andare a prendere l'acqua la brocca perde il manico
[Tanto va la brocca all'acqua che ci lascia il manico]
ascolta
065 - Tüti i vuria vegnì vèji ma nescün vuria essiru
Tutti vorrebbero diventare vecchi ma nessuno vorrebbe esserlo
ascolta
066 - Chi nu gašta mancu impara
Chi non rompe non impara
ascolta
067 - Ognün gira l'aiga au sò sücà
Ognuno gira [dirotta] l'acqua al [verso il] suo orto
ascolta
068 - Mèju ina brüta figüra che ina maria vita
Meglio una brutta figura che una cattiva vita
[Quando una coppia non va d'accordo meglio una brutta figura che vivere male]
ascolta
069 - Chi a ciü bon fì fa ciü bona tera
Chi a il filo migliore fa la tela migliore
[Chi è più bravo fa gli affari migliori]
ascolta
070 - De nuvèlu tütu è bèlu
Quando le cose sono nuove sono tutte belle
[All'inizio tutto sembra bello (in qualsiasi situazione della vita)]
ascolta
071 - Chi nu mangia au des-cu a mangiau de fres-cu
Chi non mangia a tavola ha mangiato da poco
ascolta
072 - Chi a cà cena a prestu fau séna (chi l'à d'acatà u nu l'à mai carà)
Chi ha la casa piena [di generi alimentari] fa presto a preparare la cena
(per chi deve comprare non è mai servita)
ascolta
073 - U caudu è u frèidu i rati i nu su mangia
Il caldo e il freddo non lo mangiano (tornano sempre)
ascolta
074 - Se tüti i portese a cruixe in ciasa, i se pijeria turna a sua decursa
Se tutti portassero i problemi in piazza, ognuno riprenderebbe i propri di corsa
[perché quelli degli altri sono peggiori dei nostri]
ascolta
075 - U porcu netu nu l'è mai grasu
Il maiale pulito non è mai grasso
ascolta
076 - Besögna fa u pasu segundu a gamba
Bisogna fare il passo secondo la lunghezza della gamba
[Bisogna fare secondo le proprie possibiltà]
ascolta
077 - Candu ti ai cuita fa cianin
Quando hai fretta fai con calma
[Perché facendo di corsa rischi di sbagliare e dover rifare il lavoro]
ascolta
078 - Chi dà u so bèn e in vita rešta gh'anderia taijau a tèšta
A chi dà i suoi beni e poi resta in vita andrebbe tagliata la testa
ascolta
079 - A prima gajna a cantà l'è chela che a fau l'övu
La prima gallina che canta è quella che ha fatto l'uovo
ascolta
080 - Di cujàsi in ciasa tüti ghe ne vuria ma nescun di söi
Tutti vorrebbero degli sciocchi in piazza [per canzonarli]
ma nessuno vorrebbe che fossero loro parenti
ascolta
081 - I autri i an fau poštu a nui è nui devamu fa poštu ai autri
Gli altri hanno lasciato il posto a noi e noi dobbiamo lasciare il posto agli altri
ascolta
082 - Chi a vendüu a perdüu
Chi ha venduto a perso [i propri beni]
ascolta
083 - Carne c'a cresce a nu pö šta sènsa mesce
Carne che cresce [i bambini] non può stare ferma
ascolta
084 - Mèju frušta de s-carpe che di lensöi
Meglio consumare le scarpe che le lenzuola [stare malati a letto]
ascolta
085 - Chi vö façe, chi nu vö cumande
Chi vuole faccia chi non vuole comandi
variante:
Chi vö in bon messu su fasse da sè stessu
[chi vuole che qualche lavoro sia fatto deve farlo da solo
perché ordinando a qualcuno di farlo probabilmente non sarà fatto]
ascolta
086 - Ciü che vèji nu se pö vegnì
Più che vecchi non si può diventare
ascolta
087 - I auxèli dau bècu fin i möire da fame
Gli uccelli dal "becco fine" (chi fa troppo il difficile) muoiono di fame
ascolta
088 - Se nu ti crepi int'a cüna tüti i dì ti n'impari üna
Se non muori nella culla (giovane) tutti i giorni impari qualcosa
ascolta
089 - A puira a l'a a cua chi a pija l'è a sua
La paura ha la coda ed è di chi la prende
ascolta
090 - Sèmpre bèn a nu pö andà, ma mancu sèmpre mà
Sempre bene non può andare, ma neanche sempre male
ascolta
091 - Cun poncu se fa poncu, ma cun rèn nu se fa rèn
Con poco si fa poco, ma con niente non si fa niente
ascolta
092 - A cauça d'in bel'arburu se ghe möire da fame
Ai piedi di un bell'albero si muore di fame
ascolta
093 - Turte è fugasse chi ne vö se ne fasse
Torte e focacce chi le vuole se le faccia
ascolta
094 - Se ti vöi in bon veixin nu šta a rumpe u belin
Se vuoi un buon vicino non rompergli le scatole
ascolta
095 - Va ciü ün che sa che deixe che študia
Vale più uno che sa che dieci che studiano
ascolta
096 - Chi da nu fa ca
Chi da non fa casa
ascolta
097 - Pe rèn nescun fa rèn, mancu u can u cioca a cua
Per niente nessuna fa niente, neanche il cane muove la coda
ascolta
098 - A rassa a štirassa
La razza trascina
ascolta
099 - U dixe u rececé loche nu pö èse nu štaghe a cré
Dice lo scricciolo non credere alle cose impossibili
ascolta
100 - A lenga a nu l'a l'ossu ma a fa rumpe l'osso
La lingua non ha ossa ma fa rompere le ossa
ascolta
101 - Mèju in anse vivu che in prufesù mortu
Meglio un asino vivo che un professore morto
ascolta
102 - Fijöi è goti i nu sun mai tropi
I figli e i bicchieri [di vino] non sono mai troppi
ascolta
103 - De loche in cà gh'amu ve damu
Di ciò che in casa abbiamo vi diamo
[Il detto si basa sull'assonanza
cà gh'amu=casa abbiamo e cagàmu=cachiamo]
ascolta
104 - E parole i fan e giurnae cürte
Le parole fanno le giornate corte
[Parlando si perde tempo e c'è meno per lavorare]
ascolta
105 - U Segnù u l'agiüta i richi, tantu i poveri i se l'agagna
Il Signore aiuta i ricchi, tanto i poveri se lo guadagnano [il paradiso]
ascolta
106 - Chi mà intènde, maria rišposta rènde
Chi capisce male dà una cattiva risposta
ascolta
107 - A cà è l'ortu lasciatere pe cunfortu
La casa e l'orto lasciateli per conforto [della vecchiaia]
ascolta
108 - D'in cà mia vegu in cà di autri
Da casa mia vedo in casa degli altri
[I miei problemi sono uguali a quelli degli altri]
ascolta
109 - A tèšta a l'è u meju da bèštia
La testa è la parte migliore della bestia
ascolta
110 - Tešta de crava, legnu de figu, invita l'amigu
Testa di capra, legno di fico, invita l'amico!
ascolta
111 - Due anciue au çemin, aju, pursemu è in po' de vin, pe fà bis-cà u veixn
Due acciughe a "zimino", aglio, prezzemolo e un po' di vino,
per far "desiderare" il vicino
ascolta
112 - Chi n'à mangia, chi nu n'à scibra
Chi ne ha [da mangiare] mangia, chi non ne ha fischia
ascolta
113 - Chi à i dènti u nu l'à u pan, è chi à u pan u nu l'à ciü i dènti
Chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha più i denti
[Chi ha la forza per fare qualcosa spesso non ne ha la possibilità e quando finalmente avrebbe la possibilità non ha più la forza (perché ormai è vecchio)]
ascolta
114 - In soudu chì, in soudu là è u s-cüu u se ne và
Un soldo qui, un soldo là e lo scudo se ne và
[soldo e scudo sono antiche unità monetarie]
ascolta
115 - Ghe n'è pe l'anse e pe chi u mena (e n'avansa ancu)
C'e n'è abbastanza per l'asino e per chi lo conduce (e ne avanza ancora)
[Riferito ai problemi o ad altre situazioni]
ascolta
116 - I sun messe dite, vešpi cantai
Sono messe già dette, vespri già cantati
[Riferito alle situazioni nelle quali non c'è più niente da fare]
ascolta
117 - Štucu è pitüra u fa fà bèla figüra, pitüra è štucu u tapa tütu
Stucco e pittura fanno fare bella figura, pittura e stucco tappano tutto
ascolta
118 - Chi nu vive cu'in pan, u nu vive mancu cun dui
Chi non vive con un pane, non vive neanche con due
ascolta
119 - Chi nu ne fà, nu ne conta
Chi non ne fà, non ne racconta
ascolta
120 - Se fuse in'induvin, nu seria mai ciü mes-chin
Se fossi un indovino, non sarei mai più meschino
ascolta
121 - A çincanta tüti i diavi i l'aganta
A cinquanta [anni] tutti i diavoli li colpiscono
[Dopo i cinquant'anni tutti i malanni li colpiscono]
ascolta
122 - Se candu ti intri in cà nu ti porti rèn e paré i ciagne
Se ricasando non porti niente le pareti piangono
ascolta
123 - U fijö bèn alevau a sei mesi u šta asetau,
a nove mesi arembau è a l'anu u camina
Il bambino bene allevato a sei mesi sta seduto,
a nove mesi sta in piedi (appoggiato) e a un anno cammina
ascolta
124 - Chi ama u santu fešta fin da viria
Chi ama il santo fa festa già alla vigilia
ascolta
125 - Sèntu mesüre è in taju suru
Cento misure e un taglio solo [per le sarte]
ascolta
126 - Lasciamughe gèrbu
Lasciamoci "gerbido" (incolto)
[Nel senso di "Meglio non affrontare l'argomento"]
ascolta
127 - Nu štà a mete u luvu in te crave
Non mettere il lupo in mezzo alle capre
[Non seminare zizzania]
ascolta
128 - Štavouta u diavu u se fà frate
Questa volta il diavolo si fa frate
ascolta
129 - U serca u rutu cume i magnin
Cerca il rotto come i calderai
[Cerca i guai come i calderai cercavano le pentole rotte]
ascolta
130 - Ti alansi e parole cume i ansi i peti
Lanci le parole come gli asini i peti [senza prima pensarci]
ascolta
131 - Štrentu int'u brenu, largu int'a farina
Stretto nella crusca e largo nella farina
[persona che risparmia sulle piccole cose e poi spreca quelle di valore]
ascolta
132 - U parla perché u l'a a lenga in buca
Parla perché ha la lingua in bocca
[persona che parla a sproposito]
ascolta
133 - Tropu bravu vö di scèmu
Troppo bravo vuol dire scemo
ascolta
134 - Mèiju mangià ina turta in tanti che ina mèrda da suri
È meglio mangiare una torta in tanti che una cacca da soli
ascolta
135 - Nu ti atrövi mancu l'aiga int'a marina
non trovi neanche l'acqua nel mare
[persona che non è capace di trovare niente]
ascolta
136 - Chi muštra i soudi, muštra u cü
Chi fa vedere i soldi fa vedere il sedere
ascolta
137 - Va ciü ina ramà che tante špurghe
Un acquazzone vale più di tante pioggerelline
ascolta
138 - Chi mangia mangia pe elu; chi travaja u nu sa pe chi
Chi mangia mangia per sè; chi lavora non sa per chi
ascolta
139 - Chi nu s'inçegna se nega
Chi non s'ingegna annega
ascolta
140 - Couça dà a l'è ciü che vendüa
Cosa regalata è più che venduta
ascolta
141 - Ina man sura a serve pe pulise u cü, pe tüti i autri travaji ghe ne va due
Una mano sola serve per pulirsi il sedere (che è l'unica cosa che non
si può fare a due mani) per tutti gli altri lavori ne servono due
[Non si può lavorare bene adoperando una sola mano]
ascolta
142 - E mae sun bone pe gratase u cü
Le mani sono adatte per grattarsi il sedere
[Per lavorare servono gli attrezzi, non si può lavorare a mani nude]
ascolta
143 - Loche ti vöi fa d'asetàu: nu ti pöi mancu gratate u cü
Cosa vuoi fare da seduto: non puoi neanche grattarti il sedere
[Non si può lavorare restando seduti]
ascolta

Inizio


Domande e risposte

001 - D. Dunde ti vai? - R. Dun'on d'andà
D. Dove vai? - R. Dove devo andare
ascolta
002 - D. Cum'a va? - R. Cume ina barca int'in bos-cu arenbà a in pin
D. Come va? - R. Come una barca in un bosco appoggiata ad un pino
ascolta
003 - D. Ti sèi bon a caminà de cursa? - R. Vate a s-cure
D. Sei capace a correre? - R. Rincorriti
ascolta
004 - D. Ti l'ai u cutèlu? - R. Peraru
D. Ce l'hai il coltello - R. Sbuccialo
ascolta
005 - D. Che ura è? - R. L'ura de sèira a st'ura, ni ciü tardi, ni ciü bon'ura
D. Che ora è - R. L'ora di ieri a quest'ora, né più tardi, né più buon'ora
ascolta
006 - D. Ti ai fame? - R. Va a rašpà u leame
D. Hai fame? - R. Vai a raspare il letame
ascolta
007 - D. Ti ai sé? - R. Va a lecà u cü ae fé
D. Hai sete? - R. Vai a leccare il sedere alle pecore
ascolta
008 - D. Ti ai sonu? - R. Va a lecà u cü au nonu
D. Hai sonno? - R. Vai a leccare il sedere al nonno
ascolta
009 - D. Ti ai frèidu? - R. Va a lecà u cü au mèigu
D. Hai freddo? - R. Vai a leccare il sedere al medico
ascolta
010 - D. Ti ai caudu? - R. Va a lecà u cü au Maulu
D. Hai caldo? - R. Vai a leccare il sedere a Mauro (u Maulu)
ascolta
011 - D. Loche? - R. Mi e fighe è tü e broche
D. Cosa? - R. Io i fichi e tu le "broche" [= rami di fico]
ascolta

Inizio


Filastrocche

 
La canzonatura
 
001 - Sangiaixìn de l'àrima pèrsa
porta Crištu a la revèrsa
pòrtaru bèn, pòrtaru mà
che in cà du diavu ti gh'ai d'andà
Sanbiagino dall'anima presa
porta Cristo a rovescio
portalo bene, portalo male
che in casa del diavolo devi andare
ascolta
002 - Valecrösa a pà ina rösa:
da veixìn in giouçemìn,
da luntan in štronsu de càn
Vallecrosia sembra una rosa:
da vicino un gelsomino,
da lontano uno sterco di cane
ascolta
003 - A Valebona u cü u ghe trona,
u nasu u ghe cura,
oh brüta scignùra
A Vallebona il sedere gli tuona,
il naso gli cola
oh brutta signora
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004 - Au Büxe i sciaca e prüxe
cu'a machina da cüxe
A Buggio schiacciano le pulci
con la macchina da cucire
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005 - Au Burghétu
du carcàgnu
i ne fan bachétu
A Borghetto
del calcagno
ne fanno scalino [ci si siedono]
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006 - Vrigà longa
Liçura runda
Dusaiga a fiù
Campurusu cagaù
Apricale lungo
Isolabona rotonda
Dolceacqua in fiore
Camporosso "gabinetto"
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007 - Sangiaixìn
braghe de lin
camixa ruta
càgate suta!
Sanbiagino
pantaloni di lino
camicia rotta
càgati addosso!
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008 - A Valebona
a carne a ghe pà bona
i nu ne mangia perché i nu n'an
cuscì s'a mangiamu nui
che semu du Soudàn
A [quelli di] Vallebona
la carne sembra buona
non ne mangiano perché non ne hanno
così ce la mangiamo noi
che siamo di Soldano
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009 - Preinaudu àutu, àutu
au Soudàn "idedàn, idedàn"
San Giàixu ghe ne fa maràixu
Valecrösa a pà ina rösa
Perinaldo alto, alto
a Soldano "idedàn, idedàn"
a San Biagio gli dispiace
Vallecrosia sembra una rosa
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010 - Au Seburca dai banchéti in sciü
i sun tüti richi,
dai banchéti in giü
in pò ciü poveri
A Seborga dagli scalini in sù
sono tutti ricchi
dagli scalini in giù
un po' più poveri
ascolta
 
Il gioco dei bambini
 
Fino agli anni '60 i ragazzini giocavano quasi esclusivamente all'aperto; i giochi erano la nina (rincorrersi: chi stava sotto doveva rincorrere gli altri finché riusciva a prenderne uno che andava sotto), il nascondino, la çevuleta (La squadra ricevente poneva il primo elemento, in piedi, a ridosso di un muro, il secondo elemento piegava la schiena, cingendo i fianchi del primo e così via fino a posizionare tutti i giocatori; a catena formata, uno alla volta i giocatori dell'altra squadra, eseguita la rincorsa, saltavano su quelli che "stavano sotto" poggiando le mani sull'ultima schiena e cercando di lasciando il maggior spazio agli altri saltatori. Lo scopo del gioco era: per i saltatori di far "cedere" i sottostanti e, per chi stava sotto, di far cadere i soprastanti, chi sbagliava andava sotto), il gioco della bandiera, i giochi con le biglie, le figurine, i tappi di bottiglia ecc.
Per formare le squadre, o decidere chi doveva iniziare era indispensabile fare una conta.
Quando i giocatori erano tanti si usava fare quella chiamata a la màn son (i partecipanti disposti in cerchio ognuno cominciava a vocalizzare il detto a la mànnnnnnnn son, facendo roteare le mani davanti al busto, quando il gruppo si sentiva formalmente accordato, sulla lunghezza della vocale "n", tenuta sospesa, dava termine al vocalizzo "son", gettando nel mezzo del cerchio la mano destra, voltata con il palmo verso l'alto o verso il basso; il direttore della conta valutando se fossero più le palme in vista o quelle voltale, provvedeva a far allontanare dal cerchio quelle che risultavano in numero minore). Pre scegliere tra due giocatori la scelta più pratica era il pari e dispari. uno dei due annunciava: pari, l'altro di conseguenza: dispari, ci si guardava negli occhi agitando per tre volte, davanti al viso, il pugno destro chiuso, dicendo bim, bum, bàm. Al "bàm" si gettava nel mezzo il pugno dal quale potevano fuoriuscire un certo numero di dita tese. Si contava il risultato fornito dalle dita tese e la parità o la disparità del numero ottenuto favoriva quello che l'aveva chiamata.
Una volta formate le squadre con la conta, o scelto chi doveva "stare sotto", iniziava il gioco vero e proprio, spesso accompagnato da filastrocche. Ad esempio la n. 11 era usata nel gioco del nascondino e veniva recitata da chi "stava sotto", che doveva contare fino a 30 intanto che gli altri correvano a nascondersi.
011 - Trènta, trèntün ...
nu paresce ciü nesciün
ma caicün parescerà
Trenta, trentuno ...
non si vede più nessuno
ma qualcuno si vedrà
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012 - Careghéta d'ouru
d'ouru è d'argèntu
ch'a pesa cume u vèntu
vèntu ventùn
cara giü dau mèi barcun
Seggiolina d'oro
d'oro e d'argento
che pesa come il vento
vento ventone
scendi giù dalla mia finestra
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013 - Carlevà l'è mortu
invriagu cume in porcu
u l'a lasciau i söi fijöi
sènsa daghe de raviöi
Carnevale è morto
ubriaco come un porco
ha lasciato i suoi figli
senza dar loro i ravioli
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014 - Trènta, carànta
tütu u mundu u canta
canta u galu, rešpònde a gajna
madama Tumaixìna
cun trèi capèli in tèšta
a štà da la fenèštra,
a mujè du špesià
a l'è in tu lèitu ch'a štà mà
Trenta, quaranta
tutto il mondo canta
canta il gallo, risponde la gallina
madama Tommasina
con tre cappelli in testa
sta alla finestra,
la moglie del farmacista
è a letto che sta male
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015 - Ciöve špurghìna
i gati in ta marina
e done sute tèra
i omi i fan a ghèra
Piove pioviggina
i gatti nel mare
le donne sotto terra
gli uomini fanno la guerra
ascolta
016 - Aureiéta, purseléta
öiu buin, so cuixìn
a gèixéta, u canderè
u campanin, din din din ...
Orecchietta, farfallina
occhio furbo, suo cugino
la chiesetta, il candeliere
il campanile, din din din ...
ascolta
017 - Ciàgni è rì
pica a tèšta in ta barì
a barì a se déštàpa
tüti i auxèli a mègia ciasa
Piangi e ridi
batti la testa nel barile
il barile si stappa
tutti gli uccelli in mezzo alla piazza
ascolta
018 - Lüxanbö
cara bö
cara basu
che t'amasu
Lucciola
scendi giù
scendi bassa
che ti uccido
ascolta
019 - Öji bìxi, pan mufìu
mi de tü nu me fìu
Occhi grigi, pane ammuffito
io di te non mi fido
ascolta
020 - Dame u mèi fén
dame a mia paja
famu bataja
Dammi il mio fieno
dammi la mia paglia
facciamo battaglia
ascolta
021 - Gh'eira ina vouta in'omu
ch'u mangiava pan è tomu
u l'a tirau ina cordeta
è sciortiu una mèrdeta
C'era una volta un uomo
che mangiava pane e toma
ha tirato una cordetta
è uscita una cacchetta
ascolta
022 - Ün, dui, trèi
pija l'ançe d'in pi pèi
pija a gajina d'in pa cua
štira, štira ch'a l'è a tua
Uno, due, tre
prendi l'asino per i piedi
prendi la gallina per la coda
tira, tira che è la tua
ascolta
 
Varie
 
023 - Candu e caròse i camineràn
sènsa cavali
è e done i purtéràn
a créšta cume i gali
è l'ouru è l'argèntu u munterà
trište e grame chi se ghe tröverà
Quando le carrozze cammineranno
senza cavalli
e le donne porteranno
la cresta come i galli
e l'oro e l'argento saliranno
triste e fortunato chi ci si troverà
ascolta
024 - A San Ignè
u l'à pijàu mujè,
A Santa Maria
u l'à mandà via,
San Giàixu
ghe ne fava già maràixu
A Sant'Ignazio (1 febbraio)
ha preso moglie,
a Santa Maria (2 febbraio)
l'ha mandata via,
a San Biagio (3 febbraio)
già gli dispiaceva
ascolta
025 - Sant'Ampèliu benedétu
fèi che mia fija a bale bèn
se a bala bèn ghe ne dagu in dujétu
se a nu bala bèn
nu ghe dagu rèn
Sant'Ampelio benedetto
fate che mia figlia balli bene
se balla bene gliene dò una bottiglietta
se non balla bene
non le dò niente
ascolta
026 - Ciöve, fa vèntu, fa cativu tèmpu
se mi fuse in cà d'autri,
cume tü che ti sèi in cà mia,
pijerìa e gambe e me n'anderìa
Piove, c'è vento, fa brutto tempo
se io fossi a casa d'altri,
come te che sei a casa mia,
prenderei le gambe e andrei via
ascolta
027 - Candu turte, candu grili,
candu pèle de cunij,
candu couri sènsa sà,
è candu ti devi sautà
Quando torte, quando grilli,
quando pelle di conigli,
quando cavoli senza sale,
e quando devi saltare
ascolta
028 - Vöga, scivöga
(nome del bambino) u nu s'atröva
u s'atröverà deman
cun in tocu de pan in man
pegau de merda de gagian
è ghe faremu ahm ahm ahm<
/td>
Voga, rivoga
(nome del bambino) non si trova
si troverà domani
con un pezzo di pane in mano
spalmato di cacca di gabbiano
e ci faremo ahm ahm ahm
ascolta
029 - Büsa de bö,
büsa de vaca,
tütu u mà de (nome del bambino)
u se ne va in ciasa
Sterco di bue,
sterco di mucca,
tutto il male di (nome del bambino)
se ne va in piazza
ascolta
030 - Vagu in te l'ortu
gh'atrövu in gatu mortu
me ne piju in çampeta
me ne fasu ina trunbeta
Vado nell'orto
trovo un gatto morto
mi prendo una zampetta
mi faccio una trombetta
ascolta
Filastrocche delle dita della mano
pollice
indice
medio:
anulare:
mignolo:
 
u dixe che u l'a fame
u dixe che u nu n'a
u dixe andamu a aroubà
u dixe che l'è pecau
u dixe se fuse grandu
   ghe seria già andau
dice che ha fame
dice che non ne ha [fame]
dice andiamo a rubare
dice che è peccato
dice se fossi grande
   ci sarei già andato
ascolta
mignolo:
anulare:
medio:
indice
pollice
diu vermelin
spusu d'anèlu
longu da spa
sciaca peuji
vatene a cà
dito mignolo
sposo d'anello
lungo da spada
schiaccia pidocchi
vattene a casa
ascolta

La filastrocca, più del proverbio, perde la sua bellezza se è solamente letta e non udita: essa infatti è connessa in modo inscindibile ad un ritmo e ad una espressione che soltanto la viva voce del narratore paesano riesce a conferire.
Infatti, ad esempio, il narratore, mentre recita una filastrocca rivolta contro il paese vicino, imita la cadenza dialettale dello stesso, creando così un effetto comico e canzonatorio.
Inoltre, nel testo stesso della composizione sono evidenziate le peculiarità linguistiche che caratterizzano il dialetto del paese che si vuol prendere in giro e che appaiono ridicole all'orecchio degli altri; nella n. 9, per esempio, viene rilevato, riguardo al dialetto di Soldano, la tipica andatura cantilenante del suo dialetto, attraverso l'espressione idedàn idedàn che ha un significato esclusivamente onomatopeico.
Vecchi rancori, dispute, rivalità campanilistiche, sono alla base di queste cantilene, con le quali si scagliano insulti e si mettono a nudo i difetti di un intero paese.
Vi sono poi alcune filastrocche che erano intonate dai bambini durante i giochi o per la conta, tra queste non tutte hanno un senso immediato, ma alcune sono di incerto significato, essendo state talvolta modificate attraverso le diverse generazioni di bambini.
Come i proverbi, anche le filastrocche solitamente presentano la rima, ma spesso si ricorre all'assonanza.

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